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Zéngia de Squarà – Col dei Gai – Zimón de Géna

Trekking • Sospirolo
Responsabile del contenuto:
CAI Dolomiti Bellunesi
  • La bancata di inizio della Zéngia de Squarà.
    / La bancata di inizio della Zéngia de Squarà.
    Foto: Mario Briotto, CAI Dolomiti Bellunesi
  • Galleria naturale poco dopo l'inizio della cengia.
    / Galleria naturale poco dopo l'inizio della cengia.
    Foto: Mario Briotto, CAI Dolomiti Bellunesi
  • Iniziano i tratti esposti della Zéngia de Squarà.
    / Iniziano i tratti esposti della Zéngia de Squarà.
    Foto: Mario Briotto, CAI Dolomiti Bellunesi
  • Il tratto chiave molto esposto dalla forma squadrata che dà il nome alla cengia.
    / Il tratto chiave molto esposto dalla forma squadrata che dà il nome alla cengia.
    Foto: Mario Briotto, CAI Dolomiti Bellunesi
  • Ultimo tratto della risalita della Val del Ru Bianch.
    / Ultimo tratto della risalita della Val del Ru Bianch.
    Foto: Mario Briotto, CAI Dolomiti Bellunesi
  • Vista sul Gruppo del Pizzocco-Agneleze dall'anticima del Col dei Gai.
    / Vista sul Gruppo del Pizzocco-Agneleze dall'anticima del Col dei Gai.
    Foto: Mario Briotto, CAI Dolomiti Bellunesi
  • Un tratto del lungo canale di risalita verso la cima del Col dei Gai.
    / Un tratto del lungo canale di risalita verso la cima del Col dei Gai.
    Foto: Mario Briotto, CAI Dolomiti Bellunesi
  • La
    / La "giungla di mughi" all'arrivo in cima al Col dei Gai.
    Foto: Mario Briotto, CAI Dolomiti Bellunesi
  • Il Lago del Mis visto dalla cima del Col dei Gai.
    / Il Lago del Mis visto dalla cima del Col dei Gai.
    Foto: Mario Briotto, CAI Dolomiti Bellunesi
  • Il Piz de Mezodì visto dalla cima del Col dei Gai.
    / Il Piz de Mezodì visto dalla cima del Col dei Gai.
    Foto: Mario Briotto, CAI Dolomiti Bellunesi
  • Vista verso sud (con temporale in arrivo) dalla vetta del Zimón de Géna.
    / Vista verso sud (con temporale in arrivo) dalla vetta del Zimón de Géna.
    Foto: Mario Briotto, CAI Dolomiti Bellunesi
  • Il Cogól de la Loréza o Cogól dei Partigiani.
    / Il Cogól de la Loréza o Cogól dei Partigiani.
    Foto: Mario Briotto, CAI Dolomiti Bellunesi
Cartina / Zéngia de Squarà – Col dei Gai – Zimón de Géna
600 900 1200 1500 1800 2100 m km 2 4 6 8 10
Meteo

Monti del Sole e Gruppo del Piz de Mezodì: Zengia de Squarà, Val Rù Bianch, Forzèla dei Fratói, anticima e cima Col dei Gai, Zimón de Géna e Cogol de la Loréza o dei Partigiani.
Aperto
difficile
13,2 km
11:00 h.
1700 m
1700 m

Escursione in ambiente tipico dei gruppi Piz de Mezodì e Monti del Sole che, in questo caso, alterna lunghi tratti di cengia o sentiero simil-cengia a salite anche piuttosto ripide e impegnative.

Se si elimina il tratto verso le due cime del Col dei Gai rimane un’escursione molto carina, più equilibrata e con decisamente meno impegno fisico e psichico: un bel tracciato (relativamente) light e molto vario.

La versione light è obbligatoria se si vuole buona luce (anche per le foto) nella Zéngia de Squarà che è esposta a nord-ovest: bisognerebbe partire tardi e non ci sarebbe assolutamente il tempo per fare l’escursione completa.

Si potrebbe anche fare il giro light in senso contrario tenendo presente che, in questo caso, ci vuole attenzione nei primi metri di discesa dalla Forzèla dei Fratói nella Val del Ru Bianch.

Siccome la risalita della Val del Ru Bianch è poco conosciuta, c’è chi fa andata e ritorno per la Zéngia solo per il gusto di farla, e ci può stare benissimo anche questo.

Consiglio dell'autore

Ci sono vari punti dell’escursione in cui il GPS è andato in crisi.

Dove ho notato scarti e velocità improbabili (fino a 126 km/ora!) ho raddrizzato manualmente la traccia seguendo “i freschi ricordi di giornata”.

Bisogna anche dire che, a volte, ripassando in andata e ritorno sullo stesso punto critico si possono osservare sul terminale linee assai distanziate: dipende dalla posizione dei satelliti in quell’istante o dalla posizione del terminale fra il proprio corpo e le rocce o altro.

Bisogna anche dire che i rimbalzi di segnale si verificano più spesso in cengia o in tratti di sentiero quando si è molto attaccati alla parete, o nei canalini profondi e stretti.

Però quando si è in cengia o nei canalini stretti non si può scappare, e il GPS non serve a nulla: l’importante è individuare i punti di ingresso e i principali punti di svolta.

Tutto questo per consigliare di far sempre affidamento sulla propria esperienza e capacità di osservazione senza “affidarsi anima e corpo” a una linea sul monitor del terminale GPS.

outdooractive.com User
Autore
Mario Briotto
Ultimo aggiornamento: 29.10.2018

Difficoltà
difficile
Tecnica
Impegno fisico
Emozione
Paesaggio
Livello di pericolo
Livello sul mare
1750 m
479 m
Punto più alto
Col dei Gai (1750 m)
Periodo consigliato
gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic
Esposizione
NOSE

Consigli per la sicurezza

Nelle risalite per anticima e cima del Col dei Gai attenzione ai tempi specialmente se si accompagna qualcuno alle prime esperienze su percorsi simili: utilizzare la corda non è mai male, ma utilizzarla come si deve fa perdere veramente tanto tempo su un terreno simile.

Da fare solo con buona visibilità assicurata per tutta la giornata e fondo asciutto in tutti i non pochi tratti delicati.

Dunque attenzione ai tempi anche quando – come nel caso della giornata di questa registrazione GPS di fine Maggio – sono prevedibili piogge pomeridiane.

Se il tempo dovesse volgere al brutto già alla fine della risalita della Val del Ru Bianch, dalla Forzèla dei Fratói si può scendere nel bosco direttamente dall’altro lato e collegarsi al sentiero che da Gena Alta si addentra nella Val Soffia, e da questo arrivare velocemente in valle.

Attrezzatura

Per la versione light dell’escursione, normale dotazione escursionistica più eventualmente set da ferrata per i 10 metri chiave della Zéngia de Squarà.

Capisco che portare il set da ferrata per 10 metri di percorso può sembrare esagerato, ma è bene farlo se non si ha già MOLTA esperienza pregressa su percorsi simili.

Può servire la corda (con “accessori collegati”) se si accompagna qualcuno di modesta esperienza.

Utile il caschetto nei vari canali e anche per la seconda parte della Zéngia de Squarà.

Partenza

Dal parcheggio si percorrono poche decine di metri verso sud: la traccia del sentiero inizia subito dopo aver attraversato un breve ponte della strada provinciale. (484 m)
Coordinate:
Geografico
46.202740 N 12.025680 E
UTM
33T 270538 5120874

Arrivo

Lo stesso punto di partenza.

Percorso

DA STUA A INIZIO ZENGIA DE SQUARÀ

Media difficoltà tenendo conto di un breve canalino abbastanza ripido e stretto che spezza il resto facile.

Il sentiero, dopo i primissimi metri, è a lungo ben individuabile con un tratto sostenuto da muretti.

Poi passa su una dorsale in un tratto di bosco rado dove ci vuole più attenzione per seguire la traccia: sicuramente un po’ più complicato nelle stagioni con ricrescita di erba.

Infine si arriva nei pressi del filo di dorsale dove la labile traccia svolterebbe verso destra in direzione del Cogól de la Loréza: è il punto da cui si ritorna in questa escursione.

Fra le chiome degli alberi sulla sinistra si nota una fascia rocciosa, e buttando l’occhio al di là del filo di dorsale si nota una traccia che scende qualche metro verso una bancata che sta sotto la fascia rocciosa: è l’inizio della Zéngia de Squarà.

Dalla partenza fino a questo punto ci sono degli ometti, non molti ma aiutano.

ZENGIA DE SQUARÀ

È impegnativa come è giusto valutare tutte le cenge esposte con tratti di traccia stretta.

Non è affatto difficile “nella scala generale delle cenge”, ma la “scala generale” prevede punte molto alte.

Il tratto chiave (una decina di metri circa) è MOLTO esposto ed è attrezzato con un cavetto d’acciaio: dunque è assimilabile a un passaggio ASSAI DELICATO di via ferrata (probabile umido/bagnato per il gocciolamento della parete).

Il resto è bancata più o meno erbosa con traccia più o meno stretta.

All’inizio c’è un caratteristico passaggio in una bassa galleria naturale nella roccia.

RISALITA VAL DEL RU BIANCH FINO A FORZÈLA DEI FRATÓI (O FORCELLA DEI FRATOI)

A fine Zéngia de Squarà si entra subito nella Val del Ru Bianch (detta anche Val de la Loréza in questa parte alta): difficoltà media e divertente fino agli ultimi metri.

A tratti “scenografia” simile a una forra.

Non c’è traccia e un buon escursionista vede in fretta i punti di facile e meno faticoso passaggio.

Verso la fine si impenna e bisogna fare un attimo di pausa per guardarsi la linea da seguire.

Ultimi metri per la Forzèla dei Fratói (come spesso capita nei canali-impluvio) su terreno poco stabile: io sono stato tutto a sinistra vicino alle rocce dove ho notato una “lista” che mi sembrava più compatta.

TRACCIA DA FORZÈLA DEI FRATÓI (O FORCELLA DEI FRATOI) ALLA BASE DEI DUE VALLONI PER IL COL DEI GAI

Arrivati alla forcella si piega a sinistra in leggera salita e poco dopo a destra rimanendo qualche metro sopra il pendio che precipita.

Per alcune decine di metri l’impronta del sentiero svanisce (è scritto anche nella guida citata fra i libri consigliati), ma si ritrova abbastanza netta stando un po’ sopra il precipizio.

Ritrovata la traccia, se si sta concentrati non si dovrebbe più perderla anche se ogni tanto diventa labile nei tratti boschivi o contorta nei lunghi tratti fra i tagli di mughi.

Molto importante individuare la sella così descritta in guida: “… per una valletta con alberi di faggio si monta sulla cresta spartiacque …”; io prima ne ho risalite altre due anch’esse ricoperte da alberi di faggio, e ho perso parecchio tempo (ho cancellato dal tracciato GPS queste ... esperienze).

Il tempo che ho perso qui mi è costato l’acquazzone finale sulla testa.

Arrivati sulla piccola sella (QUELLA GIUSTA!) bisogna guardare a destra e andare contro la gran parete verticale: si vedrà a sinistra la traccia che aggira la parete dall’altro versante con buona pendenza ma sempre ben improntata sul terreno – dal centro della sella la traccia non si vede, almeno nella stagione con la chioma degli alberi al massimo sviluppo.

Altro punto degno di nota di tutta questa lunga traversata è una risalita di pendio di pochi metri al di fuori di un tratto nel bosco; sulla sinistra (direzione andata) si nota più in alto una fascia rocciosa abbastanza imponente con un ometto alla base: bisogna raggiungere l’ometto e continuare su quel livello.

RISALITE A ANTICIMA E CIMA COL DEI GAI

Tutte e due prevedono la risalita di un canale dal fondo roccioso e una piega a sinistra finale per il punto più alto.

Molto impegnative nella seconda parte dei canali, un po’ per la pendenza e un po’ per qualche tratto non proprio stabile e con pietrisco che “sporca” le roccette.

La guida segnala più complicato il canale per l’anticima, ma per me sono equivalenti.

Per l’anticima si arriva a una forcelletta veramente angusta (RIPIDISSIMI gli ultimi metri) e poi si sale su ripido misto terra, verde e mughi non troppo fitti.

Per la cima il canale parte veramente comodo, ma in alto forse ha qualche punto più delicato dove la base rocciosa è compatta ma più sporca di ghiaia e pietrisco.

Inoltre, prima dell’attacco finale per il punto più alto, bisogna fare (verso destra) un breve traverso assai esposto in stile viàz, dove non si sente molta stabilità sotto i piedi.

Dopo il traverso ancora qualche metro bello ripido e si arriva nella giungla di mughi della cima del Col dei Gai.

La cima è una specie di ellisse molto ampia, e l’unico punto di pochi metri quadri senza mughi (dove si può appoggiare lo zaino e fare una pausa) è dall’altro lato.

Se si va dall’altro lato, ci vuole ATTENZIONE per ritrovare il punto di salita nei mughi; il punto di ingresso sulla cima è un canaletto di 4 o 5 metri di larghezza: tutto il resto del perimetro dell’ellisse è precipizio.

Seguire a ritroso la traccia del GPS vale fino a un certo punto: non è una zona con buona ricezione satellitare e lo scarto del GPS è maggiore della precisione che ci vuole per ritrovare “nella giungla” il punto di discesa.

Se dovessi ritornare, mi porterei alcuni nastri da cantiere a bande diagonali biancorosse per piazzarli sui punti più alti dei mughi di maggiore dimensione.

ZIMÓN DE GÉNA DA FORZÈLA DEI FRATÓI (O FORCELLA DEI FRATOI) E RIENTRO PER COGÓL DE LA LORÉZA

Si sale abbastanza facilmente nel bosco dal lato nord del Zimón de Géna; all’inizio traccia abbastanza evidente, poi un po’ svanisce e si ritrova vicino al punto in cui si sta sopra il comodo filo di cresta.

Comunque la direzione è abbastanza intuitiva e in cima ci si arriva.

Si sbuca in cima con tutto il lato sud prativo che apre la vista.

La prima parte di discesa per prati non ha una traccia unica evidente, ma poi si trova pure segnata con i bolli rossi che accompagnano la via normale da sud.

Si arriva a un bivio con cartello in legno che a destra indica il Cogól de la Loréza: a sinistra si andrebbe a Gena Alta.

Da qui al Cogól de la Loréza è un lunghissimo traverso con traccia più o meno evidente: se si perde non è difficile ritrovarla osservando poco più su o più giù.

È un tratto bello, un po’ “sospeso” ma sempre abbastanza largo.

Attenzione a un breve passaggio, poco prima del Cogól de la Loréza, su un’ansa del sentiero parzialmente crollata.

Per ritornare al bivio iniziale con la Zéngia de Squarà ancora tratti abbastanza intuitivi ma da seguire con concentrazione per non perdere la via.

Come arrivare

Lungo la Strada Provinciale 2 della Val del Mis imboccabile dall’area comunale di Sospirolo (da sud) e da Forcella Franche (da nord): percorrere la provinciale fino alla località Stua.

La località Stua (che si trova esattamente al km 17-II della SP 2) è a monte del ponte di Gena che attraversa il lato nord finale del Lago del Mis ed è riconoscibile come gruppetto di vecchi fabbricati diroccati.

Dove parcheggiare

Nello spiazzo tra i fabbricati della località Stua.
Calcola il viaggio per arrivare in treno, in macchina, a piedi o in bicicletta.

Titoli consigliati

“Monti del Sole e Piz de Mezodì”

Antologia a cura di Pietro Sommavilla e Luca Celi

Fondazione Giovanni Angelini Centro Studi sulla Montagna

Da questa guida – vera “Bibbia” dei Monti del Sole e del Gruppo del Piz de Mezodì – ho tratto la definizione dei toponimi che sono indicati come “probabilmente” i più corretti.

In questa zona, come in molte altre, ogni toponimo ha varie trascrizioni.

Mappe e cartine consigliate

Casa editrice TABACCO numero 022 "Pale di San Martino" 1:25.000

Casa editrice TABACCO numero 024 "Prealpi e Dolomiti Bellunesi" 1:25.000

L’area del percorso è compresa a cavallo fra le due cartine consigliate: quasi tutta nella 024 e un brevissimo tratto di partenza-arrivo nella 022.

Ho scritto “area del percorso” perché, di fatto, nelle cartine non c’è tratteggio utile: leggendo i vari toponimi si può avere un’idea di dove si andrà a camminare, ma nulla di più.

La mappa disegnata a mano del libro consigliato è più utile – pur con le imprecisioni di un tratteggio manuale – per avere un senso generale del giro.

Naturalmente, per avere un senso generale del giro … basta osservare la traccia di questa registrazione GPS.

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Stato
Aperto
Difficoltà
difficile
Lunghezza
13,2 km
Durata
11:00 h.
Salita
1700 m
Discesa
1700 m
Panoramico Passaggio in vetta Percorso esposto Tratti attrezzati Passaggi da arrampicare Passaggio su cresta

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